Il primo pensiero dell’allenatore va a Romelu Lukaku, match-winner in un finale al cardiopalma. Conte non nasconde la soddisfazione, ma nemmeno la verità: il belga è ancora lontano dalla miglior condizione. La rottura del tendine del quadricipite, gestita senza intervento chirurgico, ha imposto un percorso lento, complesso, fatto di prudenza e frustrazione.

Eppure, quando la partita si incarta e l’area avversaria diventa un campo di battaglia, Lukaku resta un’arma unica. Conte lo sa, lo protegge, lo dosa. E il gol al 96’ è la prova che, anche a mezzo servizio, Big Rom può cambiare il destino di una gara.

Conte non si nasconde: “Partita in cui avevamo tutto da perdere”. Il Napoli ha iniziato bene, ha trovato il vantaggio, ma poi si è seduto. Ritmo basso, circolazione lenta, poca cattiveria nell’attaccare l’area. Il tecnico lo dice chiaramente: “Eravamo pigri”.

Il Verona, con orgoglio e aggressività, ha fatto esattamente ciò che Conte temeva: ha sfruttato un episodio, un rimbalzo, un tiro deviato. E ha rimesso tutto in equilibrio. Da lì, la gara è diventata un terreno minato, con nervosismo crescente e la sensazione che un altro episodio potesse ribaltare tutto.

Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda la gestione del gruppo. Conte ricorda che l’attacco è giovanissimo e che gli infortuni hanno inciso più di quanto si sia percepito dall’esterno.

  • Neres è fuori da mesi, e la sua assenza è stata quasi dimenticata.
  • Vergara sta reggendo un peso enorme con sorprendente maturità.
  • Alisson, arrivato senza minuti nelle gambe, è stato catapultato titolare.

Conte difende i suoi, sottolinea il lavoro silenzioso e la necessità di non dare nulla per scontato. È un messaggio alla piazza, ma anche alla squadra: questo Napoli sta camminando su un filo, e ogni passo va misurato.

Il tecnico affronta anche il tema più delicato: il recupero dei big. Anguissa e De Bruyne sono vicini al rientro, ma Conte è categorico: nessuno verrà forzato. La gestione degli infortuni muscolari gravi richiede equilibrio, ascolto, responsabilità condivisa.

E poi la frase che più di tutte racconta il suo approccio: “Vado su chi dà più affidabilità, non leggerò il nome.”

Un messaggio chiaro: gerarchie mobili, meritocrazia assoluta, niente privilegi.

Conte lo ripete più volte: questa vittoria vale tantissimo. Non solo per la classifica, ma per ciò che rappresenta. La lotta per l’Europa è affollata, feroce, imprevedibile. Ogni punto può cambiare la traiettoria della stagione.

E il tecnico guarda avanti con pragmatismo: “Mancano 11 partite in cui ci costruiamo il nostro futuro.”

Champions, Europa League, Conference o addirittura un anno senza Europa: tutto è ancora possibile. E tutto dipenderà dalla capacità del Napoli di crescere, di ritrovare continuità, di non farsi travolgere dagli episodi.

L’intervista di Conte è un manifesto di realismo. Nessuna esaltazione, nessuna illusione. Il Napoli non è guarito, ma è vivo. E la vittoria di Verona, sporca e sofferta, è il simbolo di una squadra che sta cercando di ritrovare se stessa in mezzo alle difficoltà.

Lukaku ha dato la scossa, ma il percorso resta lungo e pieno di insidie. La sensazione è che Conte stia costruendo non solo una classifica, ma una mentalità. E che questa vittoria, più che un punto di arrivo, sia un punto di partenza.

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