Allo Stadium, dopo la sconfitta contro la Juventus, Antonio Conte si presenta ai microfoni di DAZN con il volto teso e la voce di chi sente il peso del momento. L’allenatore del Napoli analizza una gara che, a suo dire, è rimasta in bilico fino al raddoppio bianconero.

Secondo Conte, “finché il risultato è stato sull’1-0 la partita era totalmente equilibrata. In gare così basta un episodio per rimetterla in piedi”. Il secondo gol, però, ha cambiato tutto: “È stata una mazzata psicologica importante. Abbiamo provato a essere più offensivi, nonostante le poche sostituzioni a disposizione, e abbiamo preso anche il terzo”.

Il tecnico rivela poi un episodio inedito della sua carriera: “Per la prima volta ho fatto giocare un calciatore che non avevo mai visto allenarsi. È una cosa particolare, me la porterò dietro”.

Alla domanda sul possibile rigore per il contatto Bremer-Hojlund, Conte taglia corto: “Non sono qui per commentare le decisioni arbitrali. Non avrebbe senso ripetere cose che non stanno funzionando. Va bene così”.

Il cuore dell’intervista è però dedicato alla situazione drammatica della rosa. Conte non usa giri di parole: “Siamo in super emergenza, è praticamente impossibile andare avanti così. Eppure dobbiamo farlo”.

Il tecnico elenca una serie impressionante di problemi fisici: Neres operato, Milinkovic-Savic fermato da un nuovo guaio, Mazzocchi indisponibile, recuperi che si allungano invece di avvicinarsi. “Perdiamo sempre giocatori. Il gruppo si assottiglia e giochiamo ogni tre giorni con un’intensità altissima”.

La metafora è eloquente: “La barca è in mezzo al mare, con onde molto alte. È pericoloso, ma nessuno vuole scendere. È una questione di onore, prima come uomini e poi come sportivi”.

E il calendario non aiuta: mercoledì c’è il Chelsea in Champions League, poi la Fiorentina. “Saremo sempre gli stessi, perché non recupera nessuno. Lukaku ha dieci minuti nelle gambe: oggi l’ho messo per capire se potesse darci una mano, ma non è in condizione. Per i miracoli ci stiamo attrezzando”.

Nonostante tutto, il tecnico non molla e difende a spada tratta i suoi giocatori: “Questi ragazzi vanno abbracciati uno per uno. Stanno mettendo a rischio la propria incolumità. Di Lorenzo, McTominay, Lobotka, Hojlund: giocano sempre, sono nazionali, e non è semplice”.

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