Cremona non regala effetti speciali, ma consegna al Napoli un’altra certezza: la squadra di Antonio Conte ha imparato a vincere anche quando non brilla.

E soprattutto ha trovato in Rasmus Hojlund il nuovo simbolo della propria solidità. Dopo la Supercoppa conquistata a Riad con la doppietta di Neres, allo Zini è il centravanti danese a prendersi la scena con due gol pesanti, figli di istinto, forza e presenza.

Il 2-0 in casa della Cremonese non è solo un successo utile alla classifica — gli azzurri salgono a 34 punti, restano incollati al Milan e continuano a respirare aria d’alta quota — ma è un messaggio chiaro: il Napoli ha cambiato pelle, non identità. E soprattutto ha iniziato a curare il suo tallone d’Achille, quello delle trasferte.

In conferenza stampa Conte lo dice senza giri di parole: “In questo momento la continuità è la nostra arma migliore”. E infatti l’allenatore conferma in blocco l’undici che ha dominato la Supercoppa. Scelta obbligata, certo, vista la rosa ridotta, ma anche precisa dichiarazione di fiducia.

Sul fronte opposto Nicola prova a sorprendere: fuori Vandeputte, dentro Sanabria accanto a Vardy. Una mossa coraggiosa, che però non scalfisce l’ordine difensivo del Napoli.

Conte lo definisce “un ragazzo che sta crescendo a vista d’occhio”. E la partita lo conferma. Il confronto fisico con Baschirotto è il vero spartito tattico del match: Hojlund lo vince quasi sempre, sfruttando accelerazioni improvvise e una lettura degli spazi che lo rende imprendibile.

Il primo gol nasce da una sua incursione centrale, con Politano e Spinazzola a creare il caos prima della zampata decisiva. Il raddoppio, allo scadere del primo tempo, è un’altra dimostrazione di opportunismo: mischia, rimpallo, e il danese è di nuovo lì, dove un centravanti deve essere.

Conte sorride: “Non è fortuna. È istinto, è lavoro, è mentalità”.

Nel secondo tempo la Cremonese prova a cambiare ritmo, soprattutto con l’ingresso di Moumbagna. Ma il Napoli non si scompone. Conte sottolinea la maturità del gruppo: “Saper gestire è una qualità. Non sempre puoi dominare”.

Gli azzurri non concedono quasi nulla, mantengono compattezza e non perdono mai il controllo emotivo. È un tratto distintivo della gestione Conte: quando il Napoli va avanti, non si fa più riprendere. Undici volte su undici in stagione.

Hojlund continua a essere una minaccia costante, McTominay cresce alla distanza, Milinkovic-Savic vive una serata tranquilla. La Cremonese ci prova, ma non trova mai il colpo per riaprire la gara.

Il tecnico non si nasconde: “Non è stata la nostra partita più brillante, ma è una delle più importanti”. Il motivo è semplice: arriva dopo un viaggio lungo, dopo una finale vinta, dopo energie spese. Eppure il Napoli risponde presente.

E poi c’è Hojlund, ormai più di un semplice attaccante in forma. Conte lo definisce “un riferimento, un punto fermo”. E il danese sembra davvero incarnare la nuova identità della squadra: concreta, affamata, continua.

La trasferta dell’Olimpico dirà se il Napoli ha davvero superato il mal di trasferta. Ma Conte non vuole guardare troppo avanti: “Pensiamo a recuperare. Poi vedremo”.

Intanto, però, il Napoli manda un messaggio forte al campionato: è cambiato il volto, non la sostanza. E la sostanza, oggi, ha il sorriso largo e la corsa potente di Rasmus Hojlund.

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