Il fenomeno Hojlund sta prendendo forma. E, secondo La Gazzetta dello Sport, sta assumendo contorni sempre più simili a quelli del Lukaku che Antonio Conte volle per plasmare la sua Inter muscolare e verticale. Un paragone pesante, che racconta meglio di qualsiasi statistica l’impatto del danese sul nuovo Napoli.

Il quotidiano sportivo non usa mezzi termini: Hojlund “si sta Lukakizzando”. O forse, più semplicemente, sta diventando quel centravanti totale che molti intravedevano già ai tempi dell’Atalanta, ma che solo ora sembra aver trovato la sua dimensione definitiva. La descrizione è eloquente: attacca la profondità con ferocia, regge i duelli fisici senza arretrare, non cede mai di un centimetro. Un attaccante che sembra costruito in laboratorio per dominare.

I numeri confermano la metamorfosi. Prima dell’arrivo a Napoli, in Serie A aveva messo insieme 9 gol con la maglia della Dea. Oggi è già a quota 6 in campionato e 9 complessivi, con una progressione che lascia intuire margini ancora inesplorati. Un rendimento che supera quello delle sue precedenti esperienze: a Bergamo arrivò a 10 reti totali, ma dopo 20 presenze era fermo a 5. Al Manchester United, nella stagione 2023-24, segnò 5 gol nelle prime 20 gare, tutti in Champions League. L’anno prima si era fermato a 7 complessivi.

Il percorso non è stato lineare: un infortunio tra ottobre e novembre lo aveva frenato, seguito da due mesi di silenzio realizzativo. Ma il ritorno in campo ha mostrato un Hojlund diverso, più affamato, più feroce, quasi un “cyborg prestato al calcio”, come sottolinea la rosea.

E la sensazione, condivisa ormai da tifosi e addetti ai lavori, è che il meglio debba ancora arrivare. Napoli può continuare a sognare, perché il suo nuovo numero nove sembra aver appena iniziato a scoprire quanto può essere devastante.

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