Il Napoli non smette di vincere, ma soprattutto non smette di trovare protagonisti diversi. Dopo la Supercoppa sollevata a Riad grazie alla doppietta di Neres, allo Zini il copione si ripete con un attore nuovo al centro della scena: Rasmus Hojlund, autore dei due gol che decidono la sfida contro la Cremonese. La squadra di Conte non incanta come nelle notti arabe, ma mostra una maturità crescente, quella di un gruppo che sa soffrire, gestire e colpire nei momenti giusti.

Il 2-0 di Cremona vale molto più dei tre punti: è un segnale di solidità, di continuità e di ambizione. Il Napoli sale a quota 34, risponde immediatamente al successo del Milan e si piazza a un solo punto dai rossoneri, in attesa del big match serale tra Atalanta e Inter. E soprattutto, mette un cerotto sul problema trasferta, finora tallone d’Achille della stagione.

Con una rosa ridotta e diversi acciaccati, Conte sceglie la via più semplice e più logica: confermare in blocco l’undici che ha dominato la Supercoppa. Una scelta che premia la continuità e la fiducia, e che restituisce un Napoli riconoscibile nei meccanismi e nelle intenzioni.

Dall’altra parte Nicola è costretto a rinunciare a Vandeputte, uomo assist della squadra, e sorprende tutti schierando Sanabria accanto a Vardy. Una mossa che dà più mobilità all’attacco grigiorosso, ma che non basta a scardinare la difesa azzurra.

La gara si sviluppa su un binario chiaro: il Napoli prova a dominare il campo, la Cremonese si difende con ordine e riparte quando può. Ma la vera chiave tattica è il confronto fisico e mentale tra Hojlund e Baschirotto. Un duello che il danese vince praticamente sempre, grazie a una combinazione di velocità, potenza e lettura degli spazi che lo rendono imprendibile.

Il primo gol nasce proprio da una sua accelerazione centrale: Politano e Spinazzola ci provano da fuori, la palla rimbalza in area e Hojlund, come un rapace, è il più veloce a depositare in rete. Il secondo, allo scadere del primo tempo, è figlio della stessa dinamica: cross di Politano, mischia, rimpallo, e ancora il danese che si trova nel posto giusto al momento giusto.

Non è solo fortuna: è la dimostrazione di un attaccante che sente la porta, che vive l’area e che sta diventando il riferimento offensivo che Conte cercava da inizio stagione.

Nella ripresa la Cremonese prova a rialzare la testa, soprattutto con l’ingresso di Moumbagna, ma il Napoli non concede quasi nulla. È qui che emerge la mano di Conte: la squadra non si scompone, non si allunga, non perde mai il controllo emotivo della partita.

Gli azzurri non brillano come nelle migliori uscite, ma mostrano una qualità altrettanto preziosa: la capacità di gestire il vantaggio. È già successo undici volte in stagione, e mai il Napoli ha perso punti dopo essere passato avanti. Un dato che racconta più di mille analisi.

Hojlund continua a rendersi pericoloso, McTominay cresce col passare dei minuti e Milinkovic-Savic vive una serata di ordinaria amministrazione. La Cremonese, pur generosa, non trova mai la zampata per riaprire il match.

Questa vittoria non entrerà negli annali per spettacolo o intensità, ma è una delle più significative della gestione Conte. Perché arriva dopo un viaggio lungo e dispendioso, perché conferma la crescita mentale della squadra e perché certifica la nascita di un nuovo leader offensivo.

La trasferta di Roma contro la Lazio dirà se il mal di trasferta è davvero guarito. Ma intanto, il Napoli c’è. E fa sul serio. Alla prossima.

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