La vittoria arriva, ma il sorriso resta amaro. Nel post‑gara, l’allenatore non nasconde la frustrazione per l’infortunio di Giovanni Di Lorenzo e, più in generale, per un sistema calcistico che – a suo dire – sta spingendo i giocatori oltre il limite. Le sue parole diventano un vero atto d’accusa verso un calendario sempre più congestionato e un’industria che, secondo lui, ha smarrito la propria essenza.

Il tecnico parte dalla partita, riconoscendo che il successo è stato meritato, ma subito sposta l’attenzione su ciò che lo tormenta: l’ennesimo infortunio, questa volta a un simbolo della squadra.

La diagnosi ufficiosa parla di un problema serio al ginocchio, e il rammarico è evidente: la squadra ha disputato nove partite in ventisette giorni, un ritmo che – sottolinea – non può non lasciare strascichi.

Il suo sfogo è diretto, senza filtri. Attacca un sistema che “mette lo spettacolo e il denaro davanti a tutto”, che porta le squadre a giocare ovunque nel mondo, senza considerare la tenuta fisica degli atleti. E respinge con forza le critiche sullo stipendio: “Io lo faccio per passione, non per soldi. Voglio proteggere questo sport”.

Il rammarico più grande è per il ragazzo, per la sua stagione e per le conseguenze che ricadranno su club e Nazionale. Un peso che il tecnico sente anche personale: “Non dico colpevole, ma quando li fai giocare sempre e sono stanchi, il rischio aumenta”.

Sul campo, la squadra ha convinto. Il tecnico ricorda le prove di spessore contro Juventus e Chelsea, definendo quella con gli inglesi “una delle migliori in assoluto”.

Eppure, il limite resta sempre lo stesso: la poca concretezza. Troppe occasioni create, troppo poco capitalizzate. Il fantasma di Copenhagen – e dei punti persi – è ancora vivo.

L’obiettivo ora è recuperare energie e uomini: “Chi non sta bene deve sistemarsi fisicamente. Non possiamo continuare così”.

C’è spazio anche per un sorriso, quello dedicato a Gutierrez. Il tecnico ricorda la distorsione rimediata prima del Qarabag, che ne aveva rallentato il recupero. Sottolinea la sua serietà, la duttilità e il fatto che non sia un esterno offensivo puro come Politano, ma un giocatore capace di garantire equilibrio e qualità nei cross, “alla Spinazzola”.

Il gol, arrivato in un momento delicato, diventa un’iniezione di fiducia: la conferma che il club ha puntato su un profilo valido e in crescita.

Tra orgoglio per la prestazione, rabbia per un calcio che “non tutela i suoi protagonisti” e preoccupazione per l’infortunio di Di Lorenzo, il tecnico consegna un’immagine chiara: una squadra che lotta oltre i propri limiti e un allenatore che chiede, con forza, un cambio di rotta.

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