Il Napoli batte la Fiorentina 2-1 e più che tre punti, porta a casa una dichiarazione d’intenti:il Campionato riparte dopo la delusione in Champions. La squadra di Conte non incanta per continuità, ma mostra carattere, qualità nei suoi uomini chiave e una capacità di soffrire che, in questa fase della stagione, vale quanto un gol.

La Fiorentina, dal canto suo, esce dal Maradona con l’ennesima sensazione di essere viva ma non abbastanza concreta. La classifica continua a essere un macigno, e la prestazione — pur generosa — non basta a invertire la rotta.

Il primo lampo arriva all’11’, ed è di quelli che fanno rumore. Vergara, il ragazzo che Napoli ha adottato come simbolo della sua rinascita tecnica, scappa via in campo aperto, approfitta dell’uscita incerta di De Gea e firma il suo primo gol in Serie A. Un gol che pesa, perché arriva in un momento in cui gli azzurri avevano bisogno di un leader emotivo più che tecnico. E Vergara, ancora una volta, risponde presente.

Il Napoli cavalca l’onda: al 23’ Hojlund sfiora il raddoppio con un colpo di tacco che avrebbe meritato miglior sorte, ma Comuzzo salva sulla linea. È un Napoli che crea, spinge, ma non chiude la partita.

La Fiorentina non è squadra che si arrende. Al 25’ Piccoli colpisce un palo clamoroso, e un minuto dopo Meret compie un intervento da copertina su Gudmundsson. È il momento migliore degli uomini di Vanoli, che però pagano la solita mancanza di cinismo.

Il primo tempo si chiude con il Napoli avanti, ma la sensazione è che la partita sia tutt’altro che in cassaforte.

La ripresa si apre con un colpo da biliardo di Gutierrez: al 49’ lo spagnolo riceve da Vergara, punta l’uomo e piazza un sinistro chirurgico sul palo lontano. È il 2-0 che dovrebbe mettere la parola fine alla gara.

Perché la Fiorentina, pur con tutti i suoi limiti, ha un merito: non smette mai di crederci. Al 57’ Dodò sfonda centralmente, Meret respinge su Piccoli ma Solomon è il più lesto a ribadire in rete. È il gol che riapre tutto.

Da lì in avanti la partita diventa una battaglia nervosa. Il Napoli ha più volte l’occasione per chiuderla — Hojlund spreca almeno due situazioni favorevoli — ma non trova il colpo del ko. La Fiorentina, con Kean in campo, diventa più verticale e pericolosa in transizione. Proprio Kean sfiora il pari nel finale, confermando che la squadra di Vanoli non merita la classifica che ha.

Il Napoli però tiene, stringe i denti e porta a casa una vittoria fondamentale.

Il Napoli non è ancora una squadra compiuta, ma è una squadra viva. Conte ha ridato identità, compattezza e soprattutto ha valorizzato i suoi talenti: Vergara e Gutierrez non sono più semplici promesse, ma protagonisti. La corsa Champions resta complicata, ma non impossibile: con questo spirito, gli azzurri possono giocarsela fino in fondo.

La Fiorentina invece continua a essere un paradosso: gioca, crea, lotta, ma raccoglie troppo poco. La zona retrocessione non è frutto del caso, ma di una fragilità strutturale che Vanoli dovrà risolvere in fretta. La prestazione è incoraggiante, il risultato no. Il Maradona festeggia, il Napoli riparte, la Fiorentina rimanda ancora una volta l’appuntamento con la svolta. Una partita intensa, vibrante, che racconta due squadre in momenti opposti della loro stagione: una che sogna l’Europa che conta, l’altra che deve salvarsi da un incubo che non vuole finire. Alla prossima.

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