Il recupero della 16ª giornata al Maradona si chiude con uno 0-0 che sa di occasione sprecata per il Napoli. Un risultato che, al di là della statistica – terzo pareggio consecutivo in campionato – racconta molto di più: una squadra che crea, spinge, ma non punge. E che, soprattutto, sembra aver smarrito quella ferocia necessaria per restare agganciata ai vertici.

Conte, costretto in tribuna dalla squalifica, prova a dare una scossa rilanciando Lang e affidandosi a Mazzocchi dal primo minuto. Dall’altra parte Cuesta sceglie il turnover massiccio, lasciando inizialmente in panchina due pedine fondamentali come Pellegrino e Bernabé e consegnando la porta al giovane Rinaldi, classe 2002, al debutto assoluto in Serie A. Una scelta che si rivelerà decisiva.

Il Napoli parte con l’atteggiamento giusto e all’11’ trova subito il gol con McTominay, ormai una certezza in zona offensiva. Ma il VAR cancella tutto per un fuorigioco millimetrico di Mazzocchi a inizio azione. Da lì in avanti, la partita diventa una sfida tra gli azzurri e un Parma ordinato, compatto e soprattutto sorretto da un Rinaldi sorprendente: il giovane portiere neutralizza prima il colpo di testa di Buongiorno, poi la girata di Hojlund, mostrando una personalità che non ti aspetti da un debuttante.

Nella ripresa Conte prova a cambiare l’inerzia inserendo Neres e Spinazzola, e nel finale anche Lucca per aumentare il peso offensivo. Ma il Napoli, pur mantenendo il controllo del gioco, non trova mai la giocata risolutiva. Troppo prevedibile, troppo lento negli ultimi venti metri, troppo poco incisivo per una squadra che ambisce a ben altri traguardi.

Il pareggio lascia gli azzurri a quota 40 punti, appaiati al Milan che scenderà in campo domani. Il Parma, invece, sale a 22 e può legittimamente sorridere: ha sofferto, sì, ma con ordine, con coraggio e con un portiere che ha trasformato una serata complicata in un piccolo capolavoro personale.

La sensazione è chiara: il Napoli crea tanto ma concretizza poco, e questa sterilità offensiva sta diventando un problema strutturale. Per restare in corsa per gli obiettivi più ambiziosi servirà ritrovare cattiveria, ritmo e soprattutto lucidità sotto porta. Perché tre pareggi consecutivi, in un campionato così equilibrato, rischiano di pesare come macigni. Alla prossima.

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