La “pareggite” continua a tormentare il Napoli. Una sindrome subdola, capace di illudere – come nel 2-2 di San Siro contro l’Inter – e poi riportare bruscamente alla realtà, come accaduto prima con il Verona e ora con il Parma. Tre punti in tre partite, 270 minuti senza vittorie e l’entusiasmo che si sgonfia di nuovo. La squadra di Conte, ancora una volta, mostra due volti: brillante quando trova stimoli forti, opaca e prevedibile quando deve fare la partita. E così, al termine di una gara dominata ma sterile, lascia il Maradona con un pareggio che pesa come una sconfitta, mentre il Parma festeggia un punto d’oro che tiene lontane le zone calde.

Conte, costretto in tribuna dalla squalifica, cambia quattro uomini rispetto alla sfida con l’Inter: fuori Elmas, lo squalificato Juan Jesus, Beukema e Spinazzola. Anche Cuesta opta per una rotazione massiccia, cinque cambi e un atteggiamento prudente, con la squadra compatta dietro la linea del pallone in attesa di colpire in ripartenza.

Il ritmo iniziale è blando, quasi da sgambata, complice il calendario serrato. Il Napoli trova anche il gol al 10’, ma il VAR annulla per un fuorigioco millimetrico di Mazzocchi sull’azione conclusa da McTominay. Rinaldi diventa presto protagonista: prima respinge il colpo di testa di Buongiorno (27’), poi si supera sulla girata di Hojlund (33’). Il Parma, dopo mezz’ora passata a difendersi, prova timidamente a farsi vedere con Ondrejka, ma senza impensierire Milinkovic-Savic.

Il dato del possesso palla – 66% – racconta solo una parte della storia: il Napoli manovra lentamente, senza trovare linee di passaggio né accelerazioni. E così, per un’ora, sbatte contro il muro gialloblù senza mai accendersi davvero. Nemmeno Hojlund, al 52’, riesce a sfruttare un rimpallo favorevole con Rinaldi a terra.

Il Napoli rientra dagli spogliatoi con un piglio diverso, più aggressivo, ma il Parma resta ordinato e umile. Cutrone salva un gol fatto murando Lang al 54’, poi la squadra di Cuesta si ricompatta nella propria metà campo.

Al 57’ Conte prova la scossa: dentro Elmas, Spinazzola e Neres per Olivera, Mazzocchi e Lang. Il Maradona si accende, ma la partita non cambia. Cuesta risponde con Pellegrino e Bernabé, dopo aver già inserito Valeri all’intervallo.

Il finale diventa un assedio a una porta sola, quasi da partita di cortile. Neres illumina con qualche giocata di classe, ma manca sempre l’ultimo passaggio, la scintilla decisiva. Il Parma soffre il giusto, senza mai andare nel panico: solo Lobotka all’83’ e Spinazzola un minuto dopo creano veri brividi.

Poi, a sorpresa, al 90’ esce proprio Neres – uno dei pochi a dare imprevedibilità – per far posto a Lucca nel forcing finale. Una mossa disperata che non produce effetti nei cinque minuti di recupero.

Il Napoli chiude con un altro pareggio che non ha nulla a che vedere con quello di San Siro. Il pubblico prova a spingere fino all’ultimo, ma la squadra non trova la via del gol e perde un’altra occasione per rilanciarsi nella corsa ai piani alti. Il Parma, invece, porta a casa un punto prezioso, frutto di organizzazione, sacrificio e lucidità.

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