Ci sono gol che valgono più del semplice vantaggio. Quello di Stanislav Lobotka, dopo tre anni e cinque mesi di astinenza, è una dichiarazione d’intenti: il Napoli risponde alle critiche, prova a rialzare la testa proprio quando sembrava destinato a sprofondare nella sua stessa malinconia. Il successo sul Sassuolo è una boccata d’ossigeno in una serata che, tra infortuni e paure, ha messo a nudo fragilità ma anche orgoglio.

In sette minuti può cambiare l’umore di uno stadio. Il Napoli, che arrivava da tre pareggi consecutivi e da un ambiente appesantito, parte con un’intensità che non si vedeva da settimane. L’assenza di Neres sembrava un presagio negativo, invece diventa l’occasione per scoprire un Lobotka versione goleador. La rete dello slovacco, nata dalla percussione di Elmas e dalla respinta corta di Muric, è il manifesto di una squadra che vuole reagire.

Il Sassuolo però non fa da comparsa: Laurienté è una spina costante, Pinamonti sfiora il pari, e solo un intervento disperato di Juan Jesus evita l’1-1. È una partita viva, aperta, in cui ogni azione sembra poter ribaltare l’inerzia.

La scelta di Conte (dalla tribuna, causa squalifica) di puntare su Vergara, 23 anni appena compiuti, è un segnale chiaro: serve coraggio. Il ragazzo ripaga con personalità, muovendosi tra le linee e dando imprevedibilità alla manovra.

Dall’altra parte Grosso propone un Sassuolo moderno, sfacciato, che porta tanti uomini in area e non rinuncia mai a giocare. È una squadra che non ha paura di prendersi il palcoscenico, e per lunghi tratti mette in difficoltà un Napoli che alterna accelerazioni brillanti a momenti di evidente fragilità.

Milinkovic-Savic, nel bene e nel male, diventa protagonista: prima una parata goffa che fa trattenere il fiato al Maradona, poi interventi decisivi che tengono in piedi il risultato.

Il secondo tempo è un’altalena emotiva. Vergara crea, Elmas spreca, Lipani sfiora il pari con un tiro che sembra destinato all’angolo ma trova un Milinkovic-Savic finalmente impeccabile.

Il Napoli però si sgretola fisicamente: Elmas fuori per un problema muscolare, Beukema stremato, Rrahmani che si accascia al 65’ e fa gelare lo stadio.

L’emergenza è totale, e l’ingresso di Buongiorno è più un atto di sopravvivenza che una scelta tattica.

Eppure, proprio nel momento più difficile, il Maradona si accende. McTominay sfiora il raddoppio con una rasoiata, Mazzocchi va vicino al gol della vita con una volée da lontano che Muric devia con un colpo di reni. Il Sassuolo non molla: Coulibaly, Skjellerup e un Pinamonti sempre pericoloso tengono la difesa azzurra sotto pressione fino all’ultimo.

La squadra di Conte chiude in apnea, difendendo più con la volontà che con l’ordine. È un Napoli imperfetto, vulnerabile, ma finalmente vivo. Il Sassuolo esce sconfitto ma non ridimensionato: la qualità del gioco resta un marchio evidente.

Il Napoli, invece, ritrova qualcosa che sembrava smarrito: il coraggio. E forse è proprio questo il punto: il campionato degli azzurri non può essere già archiviato. Non dopo una serata così, non dopo aver visto che, nonostante tutto, il cuore batte ancora. Alla prossima.

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