La sconfitta del Napoli contro il Como non è soltanto un inciampo di agosto: è un campanello d’allarme che suona forte, perché racconta una squadra ancora lontana dall’idea di solidità che Allegri vorrebbe trasmettere. Il 2-1 incassato al Maradona non pesa tanto per il risultato in sé, quanto per la maniera in cui è maturato: una gara gestita male nei momenti chiave, un errore sanguinoso in costruzione, e la sensazione che il Napoli non abbia ancora trovato la sua identità.
Il Como di Fabregas non è venuto a Napoli per difendersi, e questo va riconosciuto. Ha palleggiato, ha imposto ritmo, ha avuto coraggio. Il Como ha comandato il gioco al Maradona per larghi tratti è un dato che non può lasciare indifferenti. Il vantaggio di Baturina nasce da una giocata pulita, sì, ma anche da una difesa azzurra troppo morbida, troppo attendista. Il pareggio di Hojlund è una fiammata individuale, non il frutto di un sistema. E questo è il punto: il Napoli, oggi, sebbene inizio campionato vive di lampi.
Il gol del 2-1 di Douvikas è la fotografia perfetta del momento: Anguissa e Marin che si ostacolano, palla persa in zona rossa, attaccante avversario che ringrazia. È un errore tecnico, certo, ma soprattutto mentale. Una squadra che vuole competere per i piani alti non può concedere questo tipo di leggerezze. E non può farlo in casa, contro un avversario che fino a quel momento aveva sì giocato bene, ma non aveva creato un assedio.
Allegri prova a raddrizzarla inserendo De Bruyne e Alisson Santos, ma la reazione è più di volontà che di idee. Il Como si chiude, si compatta, si mette a cinque dietro e sfida il Napoli a trovare una giocata pulita. Gli azzurri ci provano, ma senza una vera punta di ruolo e con un centrocampo che non accompagna con continuità, la manovra diventa prevedibile. Il gol annullato a Lobotka al 95’ è l’ultima illusione di una serata storta, ma non cambia la sostanza.
Questa non è una semplice battuta d’arresto. È una partita che mette a nudo limiti già visti: fragilità nella costruzione bassa, poca incisività negli ultimi trenta metri, dipendenza dai singoli, difficoltà nel cambiare ritmo quando la gara lo richiede.
Il Como ha vinto con merito, ma il Napoli ha perso soprattutto per colpe proprie. E questo, per una squadra che ambisce a stare stabilmente tra le prime quattro, è il vero problema.
Il campionato è lungo, certo. Ma alcune crepe vanno sistemate subito, perché la Serie A non aspetta nessuno. E se il Napoli vuole davvero essere competitivo, deve iniziare a giocare da squadra, non da somma di talenti. Alla prossima.
