C’è un dato che più di tutti racconta la serata del Maradona: il Napoli ha battuto il Milan senza una punta di ruolo. Non per scelta, ma per necessità, visto il forfait dell’ultimo minuto di Hojlund. Eppure, proprio nelle situazioni più scomode, Antonio Conte sembra trovare la sua dimensione naturale. La partita contro i rossoneri ne è stata l’ennesima dimostrazione.
Per un’ora abbondante il Napoli ha faticato a trovare profondità, ha palleggiato con ordine ma senza mordente, quasi anestetizzato dall’assenza di un riferimento centrale. Il Milan, dal canto suo, non ha fatto molto di più: gara bloccata, ritmi bassi, prudenza elevata. Una di quelle sfide in cui il dettaglio, più che il gioco, decide tutto.
E il dettaglio, stavolta, ha il volto di Matteo Politano.
Conte lo inserisce nella ripresa con un tempismo chirurgico, e l’esterno ripaga la fiducia con la giocata che spacca la partita a dieci minuti dal novantesimo. È un gol che vale tre punti, certo, ma soprattutto vale un messaggio: questo Napoli, pur con i suoi limiti strutturali, ha imparato a vincere anche quando non brilla. E questo, in un campionato lungo e logorante, fa tutta la differenza del mondo.
Il sorpasso sul Milan è la fotografia perfetta del momento: gli azzurri crescono, i rossoneri rallentano. E se è vero che la classifica resta corta, è altrettanto vero che Conte ha rimesso il Napoli in carreggiata con una lucidità che non sorprende chi conosce il suo modo di vivere il calcio.
Vincere senza centravanti non è un dettaglio. È un manifesto. E il Napoli, oggi, lo ha firmato con inchiostro indelebile. Alla prossima.
