Il Napoli esce dall’Unipol Domus con una vittoria che vale classifica ma non convince sul piano del gioco. Gli azzurri di Antonio Conte si impongono 1-0 grazie al gol lampo di Scott McTominay dopo appena due minuti, poi però arretrano, sbagliano molto e finiscono per difendere il risultato più che costruirlo. Il Cagliari, generoso ma poco incisivo, non riesce mai a trasformare la pressione in vere occasioni da rete.
Ma è solo un’illusione.
Con il vantaggio in tasca, la squadra di Conte prova a gestire il ritmo, ma lo fa male. Passaggi sbagliati, uscite sporche, scelte affrettate: il Napoli si complica la vita da solo. Emblematico l’episodio al 13’, quando un errore banale scatena la furia del tecnico, che calcia un pallone a bordocampo.
Nonostante qualche buona combinazione tra De Bruyne e Hojlund, gli azzurri non riescono a trovare il raddoppio. Politano ha la chance più nitida della partita al 56’, ma Caprile lo ipnotizza.
La squadra di Pisacane cresce col passare dei minuti, soprattutto nella ripresa. Folorunsho e Esposito provano a dare profondità, Gaetano sfiora il palo con una bella coordinazione al volo, mentre nel finale Mendy e Mina creano scompiglio in area azzurra.
L’occasione più clamorosa arriva al 93’: Hojlund liscia un pallone sanguinoso, Mina lo rimette in mezzo e Spinazzola salva tutto con un intervento provvidenziale a porta praticamente sguarnita. È il brivido che chiude la serata.
Nel finale il Napoli si abbassa vistosamente, quasi rintanato nella propria area. Conte inserisce forze fresche per blindare il risultato, e alla fine il clean sheet arriva, più per mancanza di precisione del Cagliari che per reale solidità difensiva.
Il Napoli torna a casa con una vittoria preziosa, ma la prestazione lascia più interrogativi che certezze. L’avvio sprint non basta a mascherare una gara piena di errori tecnici e scarsa brillantezza. Conte dovrà lavorare sulla continuità e sulla qualità delle uscite, perché non sempre basterà un gol sporco in avvio per portare via il bottino pieno.
Il Cagliari, dal canto suo, esce a testa alta ma con la sensazione di non aver sfruttato le poche vere opportunità create.
