Il Napoli ribalta una serata nata storta e porta a casa una vittoria che pesa più dei tre punti, mentre il Lecce esce dal Maradona con la sensazione di aver lasciato per strada un’occasione enorme. La gara racconta due storie diverse: quella di una squadra ospite brillante, coraggiosa e organizzata per un’ora, e quella di un Napoli che ritrova lucidità solo quando Conte si affida ai suoi uomini più esperti.

Per lunghi tratti il Lecce dà una lezione di intensità e coraggio. L’avvio è da squadra matura: pressione alta, linee compatte, idee chiare. Il gol di Siebert dopo appena tre minuti non è un episodio isolato, ma il riflesso di una squadra che sa cosa vuole fare e come farlo. Banda e Coulibaly mettono in crisi la catena sinistra del Napoli, mentre la difesa salentina concede pochissimo.

Il limite, però, emerge alla distanza: dopo un primo tempo da applausi, il Lecce si abbassa troppo, smette di risalire il campo e finisce per subire l’inerzia della partita. È lì che la differenza di qualità diventa un macigno.

Il Napoli del primo tempo è lento, impreciso, quasi impaurito. Anguissa fatica, la manovra è prevedibile, Højlund è isolato. Conte capisce che così non si va da nessuna parte e all’intervallo rompe gli indugi: dentro De Bruyne e McTominay, fuori i due più in difficoltà.

La reazione è immediata. Gilmour trova Politano, Politano trova Højlund, e il Napoli torna in partita con un’azione semplice ma costruita con tempi e qualità che prima non si erano visti. Da lì in poi è un’altra squadra: più rapida, più convinta, più feroce nei duelli.

Il gol del sorpasso è la fotografia perfetta del nuovo Napoli: corner di De Bruyne, sponda di Buongiorno, sinistro al volo di Politano. Tre giocatori che, per motivi diversi, rappresentano leadership, tecnica e personalità.

La partita si ferma di colpo all’88’, quando Banda si accascia lontano dal pallone. Attimi di silenzio, giocatori sotto shock, Conte che corre verso il ragazzo. L’intervento dei medici è immediato, il trasporto in ambulanza inevitabile. Un episodio che ricorda quanto il calcio, a volte, possa diventare minuscolo di fronte alla fragilità umana.

Il Napoli porta a casa un successo fondamentale per restare agganciato al treno Champions e riduce il distacco dall’Inter. Non è stata una prestazione scintillante, ma una vittoria di carattere, costruita con i cambi e con la forza dei singoli.

Il Lecce, invece, torna a casa con un misto di orgoglio e rimpianti: un primo tempo da squadra vera, un secondo tempo troppo timido. La classifica resta complicata e la sensazione è che, per salvarsi, servirà continuità mentale prima ancora che tecnica. Alla prossima.

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