Antonio Conte resta, almeno sulla carta, l’uomo al centro del progetto Napoli. Lo è per contratto – valido fino al 30 giugno 2027 – e lo è nelle intenzioni pubbliche di Aurelio De Laurentiis, che più volte ha ribadito come l’allenatore salentino rappresenti la priorità assoluta per il club. A Parma, dopo la vittoria del 14 marzo contro il Lecce, Conte ha voluto rimarcare un concetto semplice ma pesante: non ha dato «disponibilità di niente», nemmeno alla Nazionale, e come ogni fine stagione si prepara a un confronto diretto con il presidente.
Che il suo nome possa comunque comparire in una lista ristretta di possibili candidati per la panchina azzurra – insieme a figure come Massimiliano Allegri – è quasi fisiologico. Parliamo dei due tecnici che hanno segnato il calcio italiano negli ultimi quindici anni, e ogni scenario di mercato finisce inevitabilmente per intrecciare i loro destini.
Ma il vero punto di svolta, quello che deciderà il futuro, è un altro. Lo ha detto Conte stesso, con la consueta franchezza: «Ho un contratto triennale e da parte mia c’è assoluta disponibilità a rispettarlo. Incontrerò il presidente per vedere se ci sono i presupposti per continuare insieme. Se non dovesse esserci più sintonia, saluterò con grande affetto».
Parole che aprono a ogni possibilità, senza chiudere nessuna porta. Il tecnico sa di rappresentare ambizione, aspettativa, pressione. E non manca una stoccata alle rivali: «Leggo che le altre si stanno preparando con i fuochi d’artificio. Noi cercheremo di rispondere con i fuochi d’artificio sul campo».
Il messaggio è chiaro: Conte vuole restare, ma solo se il Napoli sarà pronto a seguirlo nella sua idea di ricostruzione. Il resto lo dirà l’incontro con De Laurentiis, un appuntamento che rischia di diventare il vero spartiacque dell’estate azzurra.
