Giuseppe “Beppe” Savoldi, nato a Gorlago nel 1947, è stato uno dei centravanti più completi e riconoscibili degli anni Settanta. Forte di testa, elegante nei movimenti, implacabile sotto porta, ha scritto pagine indelebili con Atalanta, Bologna e Napoli, segnando 168 gol in 405 presenze in Serie A, numeri che ancora oggi lo collocano tra i migliori marcatori di sempre.

Nel 1975 il Napoli lo acquistò per una cifra mai vista: due miliardi di lire, un’operazione che trasformò Savoldi nel primo vero trasferimento “milionario” del calcio italiano. Un’etichetta pesante, ma che lui seppe onorare con gol, carisma e una naturalezza che conquistò il pubblico partenopeo. Con gli azzurri vinse anche una Coppa Italia, entrando nel cuore dei tifosi.

Se Napoli lo rese un simbolo nazionale, Bologna fu il luogo della consacrazione. Con la maglia rossoblù visse gli anni migliori: due Coppe Italia, un titolo di capocannoniere e stagioni da protagonista assoluto. Savoldi era un attaccante moderno, capace di segnare in ogni modo e di trascinare la squadra nei momenti decisivi.

In azzurro collezionò quattro presenze e un gol, tutte nel 1975. Dopo il ritiro, Savoldi non abbandonò mai davvero il pallone: fu allenatore nelle serie minori e soprattutto seconda voce televisiva, ruolo in cui portò competenza, misura e un sorriso sempre pronto.

La notizia della sua morte è stata comunicata dal figlio Gianluca, con un messaggio colmo d’amore e gratitudine: “Se ne è andato in un’altra dimensione il nostro grande Beppe… Siamo molto fieri di tutto ciò, pur travolti dal dolore”. Savoldi si è spento nella sua Bergamo, circondato dagli affetti più cari dopo una lunga malattia.

Beppe Savoldi non è stato solo un bomber: è stato un simbolo di un calcio che cambiava, un uomo capace di unire talento e umanità. Il suo nome resterà legato ai gol, certo, ma anche alla capacità di vivere il calcio con passione autentica, senza mai perdere la semplicità.

Beppe Salvoldi, ‘Mister 2 miliardi’

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