Il Napoli batte il Torino, supera un altro ostacolo nella corsa Champions e soprattutto manda un messaggio chiaro al campionato: la squadra di Conte non è solo viva, è tornata a crederci. Il 2-1 del Maradona vale più dei tre punti: consolida il terzo posto, allunga sulla Roma e soprattutto scava un solco di otto lunghezze sul quinto posto. A dieci giornate dalla fine, non è ancora tempo di brindare, ma la prospettiva cambia: da lassù, l’Europa che conta non sembra più un miraggio.
Per il Torino, invece, arriva la prima sconfitta dell’era D’Aversa. Non un crollo, non un passo indietro totale: la reazione finale, culminata nel gol di Casadei, è un appiglio a cui aggrapparsi. Ma la differenza di qualità, ritmo e profondità tra le due squadre è apparsa evidente per lunghi tratti.
La gara dura sette minuti prima di prendere una direzione precisa. Il Napoli entra in campo con un’intensità che sorprende persino il Maradona, ancora scosso dallo show prepartita di Sal Da Vinci. Politano scalda Paleari, Olivera costringe alla deviazione in angolo, poi arriva la giocata che cambia tutto: Alisson Santos, chiamato a riempire il vuoto lasciato da Kvaratskhelia, controlla con una dolcezza quasi insolente, manda in tilt Ebosse e infila l’angolino. È un gol che racconta il suo talento e la sua crescita: non è più un’alternativa, è un protagonista.
Il Torino barcolla, ma non crolla. Vlasic prova a riaccendere la luce, Zapata si sbatte, Milinkovic-Savic e Buongiorno fanno buona guardia. Il Napoli, però, dà sempre la sensazione di avere la partita in mano: Hojlund sfiora due volte il raddoppio, Politano continua a creare superiorità, e la squadra di Conte gestisce senza affanni.
Il secondo tempo si apre con un boato: Frank Anguissa torna dopo quattro mesi e il Maradona lo accoglie come un figlio ritrovato. È un ritorno che pesa, non solo per la qualità ma per la leadership. E infatti il Napoli riparte forte: Alisson ci riprova, Gilmour orchestra con lucidità, Hojlund chiama ancora Paleari all’intervento.
Poi arriva un altro momento simbolico: l’ingresso di Kevin De Bruyne. Lo stadio si alza in piedi, quasi incredulo nel rivedere insieme due dei suoi riferimenti tecnici. Non è ancora il De Bruyne dei giorni migliori, ma la sua sola presenza cambia la percezione della squadra.
Il 2-0 arriva con una combinazione sporca ma efficace: cross di Buongiorno, tocco di Politano, Elmas che sbuca sul secondo palo e firma il suo primo gol stagionale. Sembra il colpo del ko, e per lunghi minuti lo è.
Ma il Torino ha un merito: non si arrende. D’Aversa cambia, inserisce energie fresche, e all’87’ trova il gol che riapre tutto. Adams gira in area, Casadei è il più lesto a ribadire in rete. È il segnale che i granata non vogliono uscire dal Maradona a mani vuote.
Il Napoli, però, non trema. Juan Jesus salva su un errore di Mazzocchi, De Bruyne sfiora il tris nel recupero, e al 96’ arriva il triplice fischio.
Il Napoli ha ritrovato identità, ritmo e fiducia. Alisson Santos è ormai una certezza, non una scommessa. Anguissa e De Bruyne sono due “acquisti” che cambiano la prospettiva del finale di stagione. Il Torino perde, ma non crolla: la reazione finale è un segnale da non sottovalutare.
La corsa Champions è ancora lunga, ma ora il Napoli ha una strada davanti a sé: non semplice, ma finalmente chiara. Alla prossima.
