La serata del Maradona lascia dietro di sé più discussioni che certezze.
L’episodio del rigore concesso a Buongiorno continua a far rumore e, secondo molte analisi del giorno dopo, la direzione arbitrale di Marchetti e il supporto del VAR Marini non avrebbero convinto affatto. Le valutazioni più severe arrivano dalla moviola, che boccia entrambi i protagonisti della squadra arbitrale.
Il punto più contestato riguarda la dinamica che precede il penalty: un’azione confusa, nella quale si intrecciano un presunto fallo in attacco, un tocco di mano e un intervento del VAR giudicato non all’altezza della situazione. Il risultato è un clima di forte perplessità, alimentato anche dalle recenti indicazioni tecniche fornite ai direttori di gara.
La ricostruzione dell’episodio è ormai nota: in area di rigore, Buongiorno colpisce il pallone con il braccio sinistro, alto rispetto alla linea delle spalle. Un gesto che, secondo la lettura più rigida del regolamento, può essere interpretato come punibile. Tuttavia, ciò che divide gli osservatori è ciò che accade un istante prima.
Valentini, nel tentativo di contendere il pallone, salta più in alto del difensore azzurro, ma nella fase discendente finisce per travolgerlo con il braccio destro, colpendo viso e parte superiore del corpo. Un contatto giudicato da molti come falloso e sufficiente a interrompere l’azione prima ancora di valutare il tocco di mano successivo.
A complicare ulteriormente il quadro c’è l’intervento del VAR. Marini richiama l’arbitro all’on-field review, ma la decisione finale resta quella del rigore, senza menzione del possibile fallo precedente. Una scelta che ha alimentato dubbi sulla coerenza nell’applicazione delle nuove interpretazioni introdotte negli ultimi mesi.
Le critiche più dure sottolineano come episodi simili, in altre partite, siano stati valutati in modo differente. Da qui la sensazione di una linea arbitrale non ancora chiara, con decisioni che cambiano a seconda del contesto e dell’interpretazione del singolo. Il post-partita si è trasformato in un vero e proprio processo tecnico, con voti bassi e giudizi severi. La sensazione è che la gestione dell’episodio abbia lasciato aperte più domande che risposte, soprattutto in un momento in cui la trasparenza e la uniformità delle decisioni arbitrali sono al centro del dibattito calcistico nazionale.
Il caso del Maradona, insomma, non si chiude qui. E la discussione sul ruolo del VAR, sulle nuove direttive e sulla capacità degli arbitri di applicarle in modo coerente sembra destinata a proseguire ancora a lungo.
