La domenica di Serie A lascia dietro di sé una scia di polemiche che difficilmente si spegnerà in fretta. A far rumore, più del risultato, è quanto accaduto al Gewiss Stadium, dove il Napoli di Antonio Conte si è visto coinvolto in due episodi arbitrali che hanno riacceso il dibattito sull’utilizzo del Var. Una gestione definita “contraddittoria” da ambienti vicini al club, che non hanno nascosto la loro indignazione.
Il nodo della questione riguarda il comportamento del varista Aureliano, protagonista di due interventi diametralmente opposti nel corso della stessa gara. Nel primo tempo, sul rigore concesso a Hojlund dopo un contatto con Hien, il richiamo al monitor per l’arbitro Chiffi è arrivato puntuale. Una scelta che ha portato all’annullamento del penalty, pur trattandosi di un episodio borderline, di quelli che spesso vengono lasciati alla valutazione di campo.
Fin qui, nulla di clamoroso. Ma è nel secondo tempo che la situazione si ribalta. Sul gol del possibile raddoppio del Napoli, nato da un duello fisico tra gli stessi protagonisti dell’azione precedente, il Var resta in silenzio. Chiffi fischia fallo in attacco e annulla la rete, senza essere invitato a rivedere l’azione. Una decisione che ha lasciato perplessi molti addetti ai lavori, soprattutto alla luce del precedente intervento.
Il contrasto tra i due episodi è ciò che alimenta la protesta del Napoli: perché intervenire in un caso e non nell’altro, quando la dinamica appare simile? Perché applicare due criteri diversi nel giro di pochi minuti? Domande che rimbalzano da ieri sera e che rischiano di trasformarsi nell’ennesima spaccatura sul fronte arbitrale.
Il Var, nato per ridurre gli errori, finisce così nuovamente sotto accusa. Non tanto per la singola decisione, quanto per la mancanza di uniformità. Una costante che, giornata dopo giornata, mina la credibilità dello strumento e alimenta la sensazione di un campionato in cui la tecnologia, invece di portare chiarezza, genera confusione.
A Bergamo, il Napoli si è sentito penalizzato. E la corsa Champions, già serrata, si complica ulteriormente. Ma la vera domanda, oggi, riguarda il futuro: quanto ancora il calcio italiano potrà permettersi un Var che sembra cambiare volto da partita a partita?
