A Riad, nel caldo artificiale dell’Al Awwal Park, Rasmus Hojlund ha aperto in anticipo il suo Natale. Non un pacco sotto l’albero, ma una prestazione che profuma di investitura. L’attaccante danese ha illuminato la semifinale di Supercoppa con una prova che ha ricordato a tutti cosa significhi essere un centravanti moderno: forza, velocità, tecnica, letture da veterano.
Contro il Milan ha dominato la scena, trasformando ogni pallone in un’occasione per far male. Prima ha servito a Neres un assist che sembrava disegnato col compasso, poi ha firmato un gol che è un compendio del ruolo: scatto in profondità, corpo a protezione, scelta di tempo perfetta, conclusione chirurgica. Una sequenza che racconta più di mille analisi.
A fine partita, l’immagine simbolo è stata l’abbraccio con Romelu Lukaku, tornato in panchina per dare sostegno alla squadra e, forse, per ricordare al giovane collega che la concorrenza non dorme mai. Un gesto affettuoso, ma anche un messaggio: il belga sta rientrando, Lucca scalpita, e il posto da titolare non è un diritto acquisito.
Hojlund, però, sembra aver colto la sfida. Anzi, la sta trasformando in carburante. C’è chi dice che si stia “Lukakizzando”: movimenti più puliti, fisicità più consapevole, una cattiveria agonistica che prima si intravedeva soltanto. E dietro questa metamorfosi c’è la mano di Antonio Conte, l’allenatore che lo ha voluto con ostinazione e che ora lo sta modellando come un progetto personale.
Se Lukaku può permettersi di recuperare con calma, è perché Hojlund sta diventando una certezza. Una garanzia per il presente e un investimento per il futuro del Napoli. La semifinale di Riad potrebbe essere ricordata come il momento in cui il danese ha smesso di essere una promessa e ha iniziato a comportarsi da leader offensivo.
Il Napoli, intanto, si gode il suo nuovo numero nove. E la sensazione è che questo sia solo l’inizio.
