Terzo peccato cardinale.

“L’invidia è il peccato cardinale di desiderare ciò che hanno gli altri, senza tener conto della propria soddisfazione o dei propri bisogni.”

Ricordo era il 1980, avevo solo 12 anni quando in una partitella di un torneo giovanile, la squadra dove militavo come “Centromediano metodista”, l’attuale libero, al 85esimo perdeva per ben 5 a 1.
L’attaccante avversario, che aveva già segnato 4 gol, mi venne per l’ennesima volta incontro, ancora con l’energia, come fosse il primo minuto; io affannando mi feci superare, per poi stenderlo da dietro pensando ormai esausto, “vincerai pure ma almeno te ne torni a casa con le ossa rotte”.
Rigore, espulsione, il “ragazzo” malconcio, fortunatamente riuscì a rialzarsi, battere il rigore e segnare il definitivo 6 a 1.
Al triplice fischio con le lacrime agli occhi riuscii a tornare in campo, lo avvicinai, lo vidi ancora zoppicare, gli strinsi la mano, lo abbracciai forte e gli chiesi scusa.

Ero solo un ragazzino quando ho imparato che l’invidia è un sentimento perverso e pericoloso che può portare a “offuscare” il giudizio e spingere a commettere atti anche gravi contro chi è più bravo, talentuoso o fortunato di noi.
Personalmente, non sono mai riuscito a provare gioia per le sconfitte altrui.
Tifo e penso solo alla mia squadra del cuore, e cerco di ottenere vittorie personali e lavorative con grande soddisfazione.
Negli ultimi giorni ho visto che tanti ‘sfortunati’ provano questo sentimento ‘perverso’  e un po’ mi dispiace…per loro naturalmente.



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