Una rasoiata di Odegaard a un quarto d’ora dalla fine basta all’Arsenal per piegare il Napoli (1‑0) e prendersi una notte di Champions che, per larghi tratti, non è stata affatto semplice per i Gunners.

Gli azzurri escono battuti, sì, ma non ridimensionati: rispetto alle amnesie costate caro contro Como e Inter, la squadra ha mostrato ordine, compattezza e una capacità di soffrire che non si vedeva da settimane.

Si può essere soddisfatti dopo una sconfitta? Dipende dai punti di vista. Alla vigilia si temeva un passivo pesante, e invece il Napoli ha tenuto il campo con personalità, sfiorando persino un pareggio che non sarebbe stato un’utopia. La giocata del fuoriclasse ha fatto la differenza, come spesso accade a questi livelli: scambi rapidi, palleggio di qualità, e il colpo che spezza l’equilibrio.

Il bicchiere è mezzo pieno, e va bevuto tutto d’un fiato: la parata monumentale di Milinkovic‑Savic, il salvataggio sulla linea di Rafa Marin, la generosità collettiva. E resta il rimpianto per De Bruyne: a un passo dalla porta, sceglie l’assist invece del tiro, e l’occasione sfuma nella selva di maglie inglesi. Da uno come lui, ci si aspetta ben altro.

Per Massimiliano Allegri questa partita rappresenta già un passo avanti. Il tecnico arrivava alla sfida con gli occhi ancora pieni degli errori clamorosi contro Como e Inter: disattenzioni difensive, scelte sbagliate in attacco, fragilità emotiva. Contro l’Arsenal, invece, il Napoli ha ritrovato compattezza e disciplina.

Anche Alisson Santos, spesso troppo lezioso, ha messo da parte i giochetti, pur senza brillare. Poi i muscoli lo hanno tradito, costringendolo al cambio.

Le assenze di Anguissa e McTominay hanno pesato, ma Allegri ha fatto di necessità virtù. Arteta, al contrario, ha pescato dal mazzo con la serenità di chi ha soluzioni infinite.

Il Napoli ha rispettato le consegne, ha retto l’urto inglese, non si è disunito nei momenti critici. Tre volte i Gunners hanno sfiorato il gol: Merino, Saka e Hincapié hanno mancato la deviazione vincente. Arteta si è portato le mani al volto, incredulo. Il Maradona, ammutolito, ha raccontato meglio di chiunque altro la tensione di quei secondi.

Applausi sinceri per Favasuli, che un anno fa era in B col Catanzaro e oggi ha mostrato personalità da palcoscenico europeo.

Il Napoli perde, ma non crolla. E in una notte che poteva diventare un incubo, ritrova invece segnali di crescita, carattere e un’identità che sembrava smarrita. Non è poco.

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