Ci sono partite che raccontano un’intera stagione in novanta minuti. E poi ci sono serate come quella del Maradona, in cui il Napoli riscrive il proprio copione recente e si concede un lusso quasi dimenticato: segnare quattro gol, dominare dal primo all’ultimo istante e cancellare in un lampo le ombre della sconfitta con la Lazio. La Cremonese, invece, resta un’assenza ingombrante: doveva giocarsi punti vitali per la salvezza, è finita risucchiata in una notte senza appigli.

Bastano 146 secondi per capire che non è la stessa squadra smarrita di sei giorni prima. Tre tiri, un gol, ritmo feroce, idee chiare. Il Napoli entra in campo con una fame che sorprende persino i suoi tifosi, e che rimanda la festa scudetto dell’Inter almeno alla prossima giornata. Il resto è un crescendo che non lascia scampo.

Scott McTominay è il simbolo della metamorfosi. Prima costringe Audero a un’uscita disperata, poi – al 3’ – piazza una rasoiata che taglia la partita in due. Due minuti dopo sfiora il raddoppio, e al 7’ ci riprova ancora, deviato alto. È un assedio, un martellamento continuo, un Napoli che gioca a una porta sola.

La Cremonese non c’è. Non pervenuta. Travolta dalla differenza tecnica, incapace di reggere l’urto, sfilacciata in ogni reparto. Le statistiche al decimo minuto sono quasi imbarazzanti: 81% di possesso azzurro, sei conclusioni a zero, un dislivello che ricorda certe amichevoli estive più che una sfida di Serie A.

Antonio Conte aveva promesso risposte, e le ottiene. Rrahmani torna al centro della difesa dopo otto gare, Gutierrez ritrova la sua fascia naturale, McTominay affianca Lobotka, mentre De Bruyne e Alisson Santos si muovono alle spalle di Hojlund. È un Napoli più logico, più equilibrato, più feroce.

Giampaolo prova a opporre un 4-4-2 che dovrebbe dare ordine, ma si sfalda subito: Bondo e Maleh soffocati in mezzo, corsie vuote, attaccanti isolati. Bonazzoli e Okereke vagano senza riferimenti, quasi spettatori.

Anche quando gli azzurri rallentano, continuano a produrre. Gutierrez sfiora il raddoppio, Hojlund lo manca di un soffio. La Cremonese, incredibilmente, arriva al 43% di possesso, ma è un dato ingannevole: sterile, innocuo, privo di peso specifico.

Poi intervengono gli dei del calcio, e lo fanno con crudeltà. Al 45’, sul tiro di Hojlund, il fondoschiena di Terracciano devia la traiettoria e regala il 2-0. Un autogol che taglia le gambe ai grigiorossi.

Il colpo finale arriva prima dell’intervallo: Maleh si addormenta, De Bruyne ringrazia e firma il 3-0 con la naturalezza di chi vede il gioco un secondo prima degli altri.

Il 4-0 finale è la fotografia perfetta della serata: un Napoli ritrovato, feroce, affamato; una Cremonese che si dissolve sotto i colpi di una squadra che aveva bisogno di rialzarsi e lo ha fatto con brutalità.

Conte si prende una vittoria che pesa più dei tre punti. La Cremonese, invece, torna a casa con una domanda inquietante: come si esce da un buco nero così profondo?

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